
Gli aratri sono strumenti a trazione destinati cioè ad essere trainati da un motore animato o meccanico.
L’aratro era conosciuto fin dalla più remota antichità e la sua origine si attribuiva nella tradizione di alcuni popoli alla divinità.
Virgilio, nelle Georgiche, dà una descrizione dettagliata dell’aratro usato dai romani e dalla sua descrizione, risulta che I’aratro romano possedeva già due orecchi piani disposti simmetricamente al dentale, in modo da aprire dei solchi spostando il terreno da una parte e dall’altra del solco medesimo.
Nel medio evo si ebbero i primi aratri ad un solo orecchio, sempre piano e quindi senza rovesciamenti del terreno. All’inizio del diciottesimo secolo l’aratro subì forti modificazioni, e comparvero le parti principali: vomero, coltro, orecchio, mentre nel tempo stesso si incominciò a studiare il modo più razionale per utilizzare il tiro degli animali.Sono di questo periodo i primi aratri in legno e ghisa. Successivamente gli italiani Lambruschini e Ridolfi ci diedero ottimi studi teorici sulla costituzione dell’aratro e particolarmente sulla forma da assegnarsi all’orecchio.
All’inizio del diciannovesimo secolo gli aratri compiono il lavoro del terreno tagliandone da esso delle strisce di sezione rettangolare parallele alla lunghezza del campo e facendo subire a queste strisce una rotazione di circa 135°.
Per poter tagliare e rovesciare queste striscie di terreno, laratro si compone di tre parti lavoranti principali:
- coltro: ha l’ufficio di tagliare la terra verti calmente e di determina re la larghezza della striscia di terra da rivoltare
- vomere: è I’organo principale dell’aratro ed ha l’ufficio di tagliare la terra orizzontalmente e, quando il terreno è pianeggiante, parallela mente alla superficie
- versoio: che può essere a superficie piana o curva, convessa o concava, ha il compito di rovesciare .la striscia di terra tagliata dal coltro e dal vomere.






